martedì 19 aprile 2011

Innamoramiento primaverile


Io sono follemente innamorata di questo vestito (Victoria Beckham Wool and Silk-blend crepe dress che potete comprare QUI per la modica cifra di 1.680$): è perfetto, è semplice, ha lo scollo a barchetta. Cuore.
E le scarpe. Le scarpe!!! (QUI per un po' meno, soli 480$, donne! Affrettatevi!) in raso rosa come le ballerine.
Sob, che vita grama.....

P.S. ovviamente scherzo, eh!

martedì 12 aprile 2011

"Ci sono crimini peggiori del bruciare libri. Uno di questi è non leggerli."

Io non sono normale, e più passa il tempo più mi convinco di quanto sia vero.
Forse più che "non normale" dovrei dire esagerata, non ho mezzi termini. Non riesco a fare niente in maniera moderata: o tutto o niente. Anche nelle scemenze.
Facciamo un esempio: la colazione. C'è il periodo in cui mangio follemente solo biscotti e basta. Poi all'improvviso cambio e voglio solo pane tostato e marmellata e basta. Poi c'è il periodo delle brioches da scongelare la sera prima e basta, quello dei cereali e basta e poi quello delle fette biscottate. E basta.
In quel dato periodo mangio solo quello e guai a chi prova a farmi mangiare qualcos'altro. Ogni tanto però mi scatta la molla nel cervello, mi stufo, cambio totalmente e si ritorna all'inizio.

Lo stesso si applica naturalmente a tutto, e la cosa spesso può avere risvolti non proprio positivi. 
Voi sapete ormai da tempo della mia droga/dipendenza totale da internet; senza il world wide web mi sentirei perduta, Google e Wikipedia in primis ("Datemi Google e vi troverò il mondo", aforisma derivato da "Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo" che ho elaborato per indicare la mia capacità da segugio attraverso la rete).
Mi è capitato dunque per mesi di arrivare a casa dal lavoro, quindi da una giornata passata totalmente al computer, e di accendere subito il Mac e di passarci il tempo attaccata fino alla cena e poi quello dopo, fino all'ora di andare a dormire.
Da ricovero.
Mi rendevo conto del mio stato, ma proprio non riuscivo a staccarmi e il risultato era che andavo a dormire con gli occhi a forma di monitor.
Un bel giorno, proprio come mi capita per le altre cose, tac! dopo cena torno in camera e prendo un libro che giaceva da mesi sul mio comodino, con il segnalibro fermo a pagina 50.
E da lì il mio naso ha cominciato a macinare parole stampate, frasi e pagine su pagine. 


Il libro fermo posteggiato era L'amore ai tempi del colera regalatomi per l'onomastico dell'anno scorso (12 agosto, ehm..) che ho trovato fantastico nell'ambientazione, nei paesaggi e nelle descrizioni. Un po' meno mi sono piaciute le continue parentesi descrittive di personaggi legati ai protagonisti e dei personaggi legati ai personaggi legati ai protagonisti e così via, che mi facevano un po' perdere il filo della storia, soprattutto all'inizio.
Non vedo l'ora a questo punto di guardare il film, anche se non avrei assoultamente messo Giovanna Mezzogiorno nei panni di Fermina Daza e Javier Bardem in quelli di Florentino Ariza: me li ero immaginata completamente diversi, anzi all'opposto, devo dire. 



Il libro successivo ad essere divorato è stato Una ragazza da Tiffany, di Susan Vreeland, autrice anche di La passione di Artemisia (Gentileschi) e La ragazza in blu. Il Tiffany in questione non è per fortuna il trito e ritrito Mr. Tiffany di Tiffany & Co. ma bensì il figlio, Louis Comfort, fondatore della Tiffany glass, ossia quell'azienda che creava fe antastiche vetrate al piombo Art Nouveau e le celeberrime lampade da tavolo. La ragazza in questione è Clara Driscoll, inventrice delle suddette lampade e il libro narra proprio della sua vita, del lavoro da Tiffany  in mezzo a ogni tipo di vetro e di colore, dei suoi problemi, delle amicizie e degli amori.
E' un libro leggero, scorrevole, ambientato in una Manhattan in pieno sviluppo, immortalata pronta a salire il gradino del ventesimo secolo, che vi consiglio di leggere perchè lascia il sorriso.


Ora mi sono buttata a capofitto nel magico mondo di Hogwarts e di Harry Potter con cui -confesso vergognandomene- non avevo mai avuto a che fare se non in dvd.

E spero proprio di restare col naso immerso nelle pagine parecchio a lungo. E basta :)

martedì 5 aprile 2011

in-coscienza

"Basta uno spazio, un trattino piazzato in mezzo a determinate lettere, e una parola può cambiare completamente significato o, addirittura, diventare l'opposto."

E da questo ragionamento, tra un giro in tribunale, un atto e un caffè, a tre ragazzi genovesi nasce l'idea per il titolo di un blog, di QUEL blog, del progetto a cui fanno il filo da un po'.

Un posto dove scrivere.
Un posto dove scrivere le proprie idee.
Un posto dove scrivere quello che passa per la testa, qualsiasi essa sia. Come se fosse una chiacchiera davanti a quel famoso caffè ispiratore.
Un posto dove scrivere anche i propri atti e pareri? Quelli speriamo di no. 
Speriamo che li lascino dentro le loro cartelline e dentro i loro computer questi due uomini e una donna di legge (più uno, che però è un economista e ci tiene a precisarlo).

E speriamo che questo blog diventi per loro un trampolino di lancio!
Intanto loro aspettano commenti ai loro post, anche perchè quello che cercano loro è un dibattito: mettono a disposizione uno spazio e un argomento non tanto per bella mostra ma perchè non vedono l'ora di parlarne insieme.
Comunque, visto che uno di loro è King G., vi OBBLIGO, oh *mie* lettrici, di lasciare loro un commento! :D


giovedì 31 marzo 2011

Genova per voi - Villa Durazzo-Pallavicini, Pegli

Visto che ho dato il via alla rubrica vediamo di scrivere il primo post un po' meno fumo e un po' più arrosto su un posto da scoprire (o riscoprire) a Genova.

Una delle fortuna della mia città è di essere completamente spiaccicata sul mare. Certo, nella zona centrale non si può sicuramente definire un mare vivibile perchè i cantieri, il Porto Antico, il Terminal passeggeri e poi le acciaierie e il Porto petroli si mangiano tutto il litorale.
Ai genovesi però basta poco in termini di tempo per raggiungere il mare "da vivere", la zona in cui ti puoi sedere sugli scogli e azzardare nelle stagioni più clementi anche un bagnettino. Chi abita in zona Levante è più fortunato rispetto a chi abita verso Ponente, che invece deve sorpassare Pegli per potersi buttare in acqua.
In quel di Zena (che si legge Sena con la s tipo quella di eSame) natura significa mare.
Vuoi fare due passi all'aria aperta? Fai una passeggiata sul mare.
Non ne puoi più dei fumi della città? Andarsi a rosolare sugli scogli di Pieve potrebbe essere un'idea.
Anche se vai sui monti sei al mare, visto che lo hai ai tuoi piedi che ti implora di non voltargli le spalle, ma tanto lui lo sa che uno sguardo lo butti sempre.

Ai Genovesi manca il concetto di Parco, ossia quel polmone verde obbligatorio in ogni città in cui perdersi e dimenticarsi di vivere fra il cemento. Escludendi i luridi giardinetti semi abbandonati, invece, di parchi ce ne sono eccome. Non sterminati e ordinati come Central Park a New York ma non certo poco affascinanti.

Il protagonista del mio primo post è proprio un parco, per essere più precisi Villa Durazzo-Pallavicini a Pegli, in cui sono stata -dopo anni- sabato pomeriggio scorso.

Si tratta di un vero e proprio giardino romantico ottocentesco, realizzato tra il 1840 e il 1850 (informazioni interamente prese a piene mani da Wikipedia :D) per volere del marchese Ignazio Alessandro Pallavicini, ad opera di Michele Canzio, fratello di Stefano, scenografo del nostro Teatro, il Carlo Felice.
Un grande viale in salita porta al Museo di archeologia Ligure e all'Orto Botanico, oltrepassati i quali ci si può perdere attraverso il vialetti del parco immerso nel verde.
Non si tratta di un giardino gigantesco, soprattutto se paragonato alla Villa della Duchessa di Galliera a Voltri, e, contando che quasi la metà è chiuso al pubblico, si può girare molto velocemente.
Il tutto è stato concepito come "un itinerario di ispirazione melodrammatica, per mezzo di un racconto che si svolge in un prologo e tre atti di quattro scene ciascuno" scandite ognuna da piccoli edifici in stile neoclassico o rustico, da fontane e piante particolari.

Noi abbiamo scelto di percorrere all'inizio il viale in piano che porta verso levante (prologo) e poi siamo saliti su per i vialetti che io da piccola mi ricordavo fiancheggiati da aberi di camelie.
Secondo chi ha concepito il parco saremmo dovuti salire in alto, per il secondo atto, e visitare le "rovine medioevali", ma naturalmente il percorso era sbarrato e inaccessibile.
Abbiamo quindi raggiunto il Lago Grande (secondo atto - Purificazione o Paradiso) dove lo stile neoclassico e quello orientale cozzano allegramente insieme, ma non per questo il tutto è reso meno affascinante.

Dietro al Lago ci sarebbe una serie di grotte da attraversare -rappresentano gli inferi oltrepassati i quali si arriva al Paradiso- che anni fa erano aperte e in cui era divertente passare  per ritrovarsi al di là della collinetta sotto al padiglione orientaleggiante.
Abbiamo provato a salire verso l'alto fino a che potevamo e lì abbiamo finalmente trovato un viale circondate di camelie non ancora in piena fioritura ma che comunque mi hanno detto che la primavera "seria" ormai è alle porte :)


  

Dietro al Lago grande abbiamo trovato un piccolo edificio rosa in stile neoclassico che semprava essere uscito dal film Marie Antoniette. Pare che un tempo all'interno fosse pieno di specchi per cui chi passava da una porta all'altra aveva l'illusione di essere riflesso all'infinito.


  


Nel complesso ho trovato tutto un po' abbandonato e lasciato andare, soprattutto sapendo che dietro c'è un'organizzazione, il pagamento, seppur minimo, del biglietto d'ingresso. Speriamo che le segnalazioni al FAI servano a qualcosa. Si tratta di un parco interessante e curioso, non un semplice giardino; ha bisogno forse di cure più particolare ma credo che, una volta tirato a lucido, possa essere un luogo capace di attirare l'attenzione più di qualunque altro.


INFO


Indirizzo: Via Ignazio Pallavicini 13, Pegli (accanto alla Stazione)

(Google Maps - click per ingrandire)

Orario: martedì-venerdì: dalle 09:00 alle 19:00
              sabato-domenica: dalle 10:00 alle 19:00
              lunedì: chiuso

Tel: 010 407 64 73

Un appuntamento interessante:


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mercoledì 30 marzo 2011

Genova per voi

E' giunta l'ora!
Finalmente mi sono decisa, e indietro non si torna più: ormai mi sono presa l'impegno.
Il progetto che ho in mente da un bel po' di tempo ormai è ispirato dalle solite FB straniere (francesi, soprattutto) che realizzano ogni tanto dei post-guida sulla loro città (il più delle volte Parigi, ovviamente).
Io non vivo in una grande e famosa città, ma di Genova come voi sapete sono profondamente innamorata. Spesso si sente dire dai genovesi stessi che la nostra è una città noiosa, senza cose da fare nè posti nuovi. E invece secondo me è proprio il contrario: Genova, in linea con il suo carattere e con quello dei suoi abitanti, "nasconde" sotto un'aspetto di facciata rigido e severo (e anche un po' antipatico) moltissime perle e aspetti interessanti che, come all'interno di una caccia al tesoro, sfida a trovare.
Zena, come la chiamiamo noi, non è una città gigante come Roma o Milano, ma per attraversarla tutta da Nervi a Voltri si impiega tanto di quel tempo che sembra di essere all'interno di una metropoli. Una fettuccia schiacciata tra mare e monti, compressa nelle sue salite e discese, sensi unici e traffico congestionato che farebbe diventare pigro negli spostamenti chiunque. E' per questo che noi genovesi preferiamo alla fine vivere nelle nostre zone, o al massimo spingerci verso il centro, perchè l'idea di impiegare tre quarti d'ora per fare dieci chilometri scoraggerebbe chiunque.

La mia idea è, quindi, quella di condividere chiunque sia interessato, concittadino o no, le mie piccole scoperte o di dare un'idea su qualcosa di diverso da fare, visitare o vivere, che sia un museo, un posto dove mangiare, un piccolo negozietto o un parco.
Cosa ne dite? Io ho già qualche idea da sviluppare al più presto ;)

Come nome/tag mi ha aiutato quel santo di G. (o King G) che, tartassato dalla sottoscritta in piena crisi creativa, ha partorito "Genova per voi".
Non so se lo sapete, ma io sono un'amante di Paolo Conte (di qualche anni fa). da piccola i miei lo ascoltavano spesso e io naturalmente sono rimasta affezionata a quella voce. 
G è al corrente di questa mia passione e ha girato il titolo della famosissima "Genova per noi" adattandola a quella che voglio far diventare una rubrica.

Awww.

venerdì 25 marzo 2011

DIY #2: Candy Bag Charm

Durante il periodo dei saldi, ossia, ere geologiche fa, ho comprato una bosra da Zara, carina, con la tracolla fatta a catena e del colore giusto che mi serviva.
Peccato che dopo due giorni si è rotta. Ho provato ad aggiustarla ma purtroppo le borchiette che fermavano la tracolla continuavano ad aprirsi.
Così mi dirigo verso Zara, con il discorso già pronto perchè ero convinta che mi dicessero "Eh no! Non possiamo cambiarla perchè l'ha presa nei saldi e bla bla bla".
Invece, quando mi sono avvicinata alla cassa con la borsa rotta, scontrino in mano e addirittura l'etichetta che ero riuscita a recuperare, un commesso gentilissimo mi dice che certamente si può cambiare, di scegliere qualcosa di pari prezzo o superiore e di ritornare in cassa per il cambio. E in fondo ha aggiunto un sorriso.
Esterrefatta e sconvolta da cotanta cortesia mi aggiro per i due piani del negozio per cercare -invano- la borsa uguale.
Alla fine decido di prenderne un'altra, color cuoio, comoda ma banalissima. Noiosa e comune.

Come fare per renderla un po' meno insignificante?
Ho avuto l'idea, a quel punto, di fare un decoro da appendere a uno degli anelli del manico, detto in maniera estremamente più fashion e anglofila un Candy Bag Charm (pechè poi "candy" qualcuno me lo spiegherà).
Non sarà certo paragonabile alle catene con gli charm colorati di Luois Vuitton, ma sicuramente sarà più economico e ci darà soddisfazione perchè ce lo siamo fatto da noi.

Quindi................

1) Prendiamo una borsa banale che vogliamo rallegrare un po'


2) Il resto degli "ingredienti" è composto da: nastri e nastrini colorati in pendant o in contrasto col colore della borsa, perle varie che possono essere anche recuperate da collane o braccialetti rotti, cavetto d'acciaio e schiaccini, pinzette piatte e una nappa di pseudo cuoio (presa da H&M).


3) Come prima cosa infiliamo le perle nel cavo d'acciaio passato doppio. Sarà più resistente e avremo meno problemi con la chiusura. In fondo il cavo "gira" intorno ad un anellino a cui ho agganciato altri anellini e palline metalliche a mo' di "sonaglio" e si rinfila nella prima perla.


4) Una volta infilate tutte le perle, infiliamo anche uno o due schiacchini grossi. facciamo girare il cavo attorno a un anello del moschettone della nappa e rifiliamolo negli schiaccini. Fermiamo il tutto con le pinzette piatte.


5) Ora tocca ai nastri: io ho preso un nastro di pizzo, dei nastri di organza e della fettuccia in tinta con la borsa.


6) Facciamo un nodo intorno al moschettone.....



7) ....e poi un fiocco che fissiamo per sicurezza con un po' di ago e filo


8) Et voilà! Ecco il nostro candy bag charm che rende la nostra borsa diversa dalle altre! :D

giovedì 24 marzo 2011

La musica giusta al momento giusto!

Vi è mai capitato di essere a casa a trafficare e di volere un po' di musica di sottofondo, di accendere il vostro ipod/itunes/lettore mp3 e di non poterne più delle vecchie, solite noiose canzoni che ormai sapete a memoria?
E la radio con quegli interminabili quarti d'ora di pubblicità, che se ci fate caso sono sempre uguali e sempre le stesse, fanno venir voglia di lanciare lo stereo fuori della finestra.

Grazie ad un collega ieri ho scoperto l'esistenza di un sito fantastico che permette di ascoltare una playlist ad hoc a seconda del nostro umore o di quello che stiamo facendo. Non a caso infatti si chiama Stereo Mood e offre una lista lunghissima di "generi" dai più banali relax, chill out, just woke up, it's raining, disco dance ai più interessanti spring cleaning, sunny day, bicycle, candle lit dinner, dressing up, busy as a bee, lost in tought, cooking time.
La cosa carina è che non sono canzoni stra-conosciute, almeno non da me, e, credetemi, io ce l'ho già come colonna sonora costante della mia vita! :D

mercoledì 23 marzo 2011

Ho un dilemma...

...che non mi fa dormire la notte, mi rende insonne e mi fa girare e rigirare nel letto senza trovar pace.
Dunque.
Le Fashion Week mondiali del mese scorso erano relative alle collezioni primavera/estate 2012, no?
Prendiamo un trend lanciato durante queste sflilate, proprio a caso (eh!) prendiamo in celeberrimo "color block".
Ecco, il color block adesso sembra aver invaso tutto l'etere e ora chiunque si sente autorizzato a vestirsi con colori a caso (e la cosa -a volte- a me non dispiace neanche). Dunque seguendo un trend del 2012, perchè -ripetiamolo- le sfilate riguarda ciò che uscirà l'anno prossimo.
Il mio dubbio amletico riguarda questo: ma se adesso spopola un trend avanti di un anno, quando nel 2012 usciranno le collezioni queste saranno fuori moda? E allora che senso ha?

A me il color block garba di molto, così mi sento giustificata a poter uscire modello arlecchino e quando la gente mi guarderà male io restituirò lo sguardo di disapprovazione pensando "povero ignorante non aggiornato sulle mode del momento. Questo è il domani, è il color block!!"

P.s. Comunque l'inventore del color block, lasciatemelo dire, è G. I grandi stilisti si sono inspirati a lui! Quando l'ho conosciuto lui sì che metteva veramente colori a caso (maglietta di un colore, golf di un altro, cintura di un'altro ancora e scarpe di un'altro altro ancora).
Che fidanzato all'avanguardia.