martedì 11 gennaio 2011

New York: Part 1

Ronf...
Vi devo avvertire che ho ancora i postumi da fuso orario, la notte di sabato sera ho dormito tredici ore e ieri sera all'una e mezza ero ancora con gli occhi sbarrati a fissare il soffitto. Batto con le dita sulla tastiera mentre la mia palpebra sta vibrando ad intermittenza mentre balla la macarena, per cui non riesco ad assicurarvi parole lucide (come al mio solito, quindi).

New York, New York, dicevamo.
I giorni prima della partenza li ho passati in uno studio matto e disperatissimo della guida: ogni consiglio da parte di amici, parenti, conoscenti, ogni indirizzo scovato su blog, siti, forum&Co. veniva gelosamente trascritto, annotato e segnato sulla LOLLY Planet.
Il risultato è che sono partita con 38 di febbre (aumentata a 39 sull'aereo) e la prima accoglienza che mi ha riservato The City è stata costellata dalla presenza di Draghi, apparizioni Madonnesche ovunque, strisce aeree volanti colorate (i fumi della tachipirina).
Ho odiato New York, il primo giorno. Ho odiato essere molla come uno straccio nella città dei miei sogni. Ho odiato la sensazione di colpa di mi diceva "Rimani a letto a dormire", ho odiato me stessa che mi obbligavo a scendere dal suddetto letto "perchè sei a NY, cacchio, non puoi rimanere in albergo, devi girare!". Ho amato mia madre per la montagna di medicine con cui mi fa partire sempre prima di ogni vacanza, ho amato il cocktail di sostanze chimiche che mi sono sparata, ma soprattutto ho amato Santa Rinazina che mi ha bruciato le sinapsi del cervello ma che mi ha permesso di apprezzare appieno l'odore di cipolla che aleggia perennemente nella Big Apple.

Da brava figlia della Tv americana il mio arrivo nella città che non dorme mai non mi ha colto impreparata. Film e telefilm dall'elevato spessore culturale quali Mamma ho ri-perso l'aereo, o Sex & The City, Gossip Girl e The City mi hanno offerto in tutti questi anni scorci di una città su cui ho sbavato per metà della mia vita. Piazze delle proporzioni gigantesche, enormi monumenti, vie sterminate mi attendevano oltreoceano.
Arrivo e trovo tutto in dimensioni lilliputziane (grattacieli esclusi). Il Rockefeller center e la sua pista di pattinaggio sono microscopici. Il megavialone dove Kevin ritrova la mamma è lungo venti metri. La Statua della Libertà è alta due mele o poco più. Il Guggheneim -che mi immaginavo enorme e svettante in un'enorme piazza- è microbico e soffocato dai palazzi snob della Fifth. E così avanti.
Insomma, in questo modo non va, maledetti film americani: ci prendete in giro.
Ma non facciamo i soliti lamentosi, genovesacci che trovano sempre il pelo nell'uovo e a cui non va bene niente, dai! :D
Scherzi a parte, New York naturalmente è una città favolosa, ma mi aspettavo che fosse più favolosa ancora :)

La prima mattina inizia con una bella colazione sana: pancakes che ti stroncano lo stomaco già alle nove di mattina. E perchè non metterci sopra anche un po' di sciroppo d'acero per rendere il tutto un filo più calorico?? :)

La Subway l'ho trovata particolarmente caotica e mal tenuta. Generalmente giro bene in metropolitana, ho abbastanza senso dell'orientamento ma l'ultimo giorno, cercando da sola di fare il cambio di linea di UN'UNICA FERMATA, per evitare di fare tre Av. a piedi, mi sono ritrovata nel Queens, via Roosvelt Island. Molto bene.

Eccola lì, piccina picciò, la Statua della Libertà. E non osate dire che era causa distanza elevata, è proprio piccola.














Lo so che in questo periodo dell'anno si ha la nausea di alberi di Natale, decorazioni e presepi, ma la foto di quello del Rockefeller non potevo non metterla! Come quello a De Ferrari, sì.





Lonely Boy from Brookling:

Una iaia felice e saltellante sul ponte di Brookling!




Potete notare un'unico fashionissimo autsfits per tutta la settimana: Woolrich, cappello col pompom peloso, guanti variabili tra quelli scrausi presi da Uniqlo l'anno scorso e un altro paio più pesante recuperato dall'armadio di Madreh durante una fase di ravattamento. E Lolly Planet perennemente in mano.

Parliamone. Questa è la foto che mi rappresenta di più di tutta la intera vacanza.

La iaia perplessa di fronte alla piccolezza della Statua della Libertà






Bella faccia -.-'



Cos'è questa targa? Volete fare una cena trash nel bel mezzo di Time Square? E allora andate da Bubba Gump! Una volta usciti non sopporterete più i gamberi e il film Forrest Gump, ma quando siete lì, al momento, le risate sono garantite (e i camerieri simpaticissimi ^^)!

"Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, saltato, c’è lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi… e questo è tutto mi pare."

Ps. La targa serve per far fermare il cameriere e per chiedergli chili di Alkasetzer per poter digerire quegli otto gamberetti fritti che ti si sono piazzati a metà stomaco e che digerirai dopo MESI.

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